Studiamo la dieta di Creta – prima parte

Cerchiamo all’inizio di vedere qual era il nucleo principale dell’alimentazione di Creta negli anni 60, ovvero al tempi del già citato “Seven countries study” di Ancel Keys e confrontiamolo con la Dieta a Zona del dr Barry Sears.

La prima cosa che vediamo è che gli alimenti a Creta erano principalmente di origine vegetale con una scarsa quantità di derivati da animali (ad eccezione del formaggio che era molto usato. Inoltre, come è facile immaginare, gli alimenti erano tutti stagionali, sopratutto quelli di origine vegetale.

La dieta Mediterranea così come è conosciuta oggi in Italia non si discosta molto da questi principi, così come la dieta a Zona con l’unica differenza di un apporto di proteine animali leggermente superiore.

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Horta in vendita al mercato ( per chi conosce il greco è scritto sbagliato !)

Nella dieta giornaliera di Creta la componente di carboidrati era composta da Frutta (fresca e secca) erbe selvatiche (Horta), cereali in chicco ed integrali, e sopratutto erbe aromatiche ( importanti non tanto per l’apporto di carboidrati, quanto per i micronutrienti)

In questo caso la dieta mediterranea “italiana” si comincia a discostare, sopratutto sui cerali integrali interi ( in chicco) dato che preferisce pasta o pane anche se integrali, mente la Dieta a Zona si comporta e consiglia esattamente gli stessi alimenti come fonte di carboidrati.

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Merenda con yogurt e frutta a Creta

Per quanto riguarda le proteine bisogna notare che a Creta il pollame e il pesce erano consumati poche volte la settimana, e la carne rossa poche volte al mese mentre i latticini (tendenzialmente magri e/o fermentati per esempio lo yogurt) erano consumati quotidianamente.

Andando a vedere la dieta mediterranea “italiana” e la Dieta a Zona si nota come la carne e il pesce in entrambi i casi vengono consumati in modo leggermente maggiore, mentre nella mediterranea il formaggio è sconsigliato per un uso quotidiano, quando nella Dieta a Zona viene trattato esattamente come a Creta, sia per qualità che per quantità.

Per quanto riguarda l’olio siamo tutti e tre sulla stessa lunghezza d’onda, mentre è interessante parlare dei “dolci”.

A Creta il dolce più comune a fine pasto era la frutta e, raramente, pasticceria tradizionale a base di miele. Spesso si sente dire che la frutta non dovrebbe essere mangiata a fine pasto, e la dieta mediterranea “italiana” spesso indica questo. Nella dieta a Zona invece la frutta a fine pasto è spesso consigliata, ovviamente scegliendo la frutta giusta e nella giusta quantità in base al pasto fatto. (Willett et al 1995;. Kromhout et al 1989;. Simopoulos 2001).

A leggere questo si vede come le differenze siano, ovviamente, minime dato che si parla sempre di alimentazioni sane, ma possiamo vedere che la Dieta a Zona si avvicina moltissimo alla dieta di Creta. Per certi aspetti ( carboidrati, frutta ) addirittura in modo maggiore rispetto alla Mediterranea.

Nel prossimo articolo vederemo invece un punto della dieta di Creta che quando si parla dei risultati del “Seven Countries Study” è o sottovalutato o non considerato. Si parlerà della Religione e i suoi dettami, che vederemo aver probabilmente avuto un considerevole impatto sulla dieta.

(fonte: www.cretan-nutrition.gr/)

Dott Lorenzo Dal Canto

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Fonti bibliografiche:

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Dieta Mediterranea, Dieta a Zona e prevenzione cardiovascolare. L’importanza del rapporto Omega 6/Omega3

Abbiamo visto insieme come la Dieta Mediterranea di Creta descritta nello studio “Seven countries Study” abbia molte similitudini con la Dieta a Zona di Berry Sears, ma ancora non abbiamo visto una cosa importante: come queste diete agiscono per migliorare il nostro benessere.

Per fare questo, e per iniziare a paragonare la dieta mediterranea e la dieta a Zona,  è utile andare a vedere un altro importantissimo studio pubblicato nel 1999. il “Lion Diet Heart Study”(LDHS).

In questo studio i pazienti sono stati randomizzati (ovvero “divisi”) in due gruppi: uno di controllo che continuava una dieta “normale”, l’altro (sperimentale) che seguiva una dieta di tipo mediterraneo. Prima di vedere i risultati è molto interessante notare come gli autori abbiano riscontrato che praticamente nessuno ha abbandonato il gruppo sperimentale a causa di problemi legati al cambio di dieta (abitudini, gusto ecc) e questo nonostante che il cambio sia stato notevole e che lo studio sia durato per anni. A sottolineare che un cambio di dieta non comporta, se non forse nei primi momenti, alcun sacrificio insormontabile, c’è un passo dell’articolo che dice testualmenteQuesto studio dimostra che diversi anni dopo la randomizzazione, la maggior parte dei pazienti stesse ancora seguendo attentamente la dieta mediterranea. Questo suggerisce, al contrario di ciò che viene solitamente pensato, che adottare e seguire nuove abitudini alimentari non è così difficile, a condizione che i pazienti ( e le loro famiglie) siano costantemente seguiti in modo professionale. (In lingua originale:  “This study shows that several years after randomization, most experimental patients were still closely following the Mediterranean diet recommended to them. This suggests, in contrast to the current opinion, that the adoption of and compliance with new dietary habits is not so difficult, provided that the instruction of patients (and of their families) and surveillance are properly (professionally) conducted.”

Veniamo ora ai risultati. Nel LDHS si dimostra senza dubbio e con una notevole significatività statistica che la dieta mediterranea riduce sensibilmente il numero di eventi cardiovascolari rispetto a quella che era la dieta allora consigliata dall’American Heart Association. La cosa molto interessante è però che nei due gruppi quasi tutti i valori di controllo (indice di massa corporea, colesterolo, emoglobina glicata, trigliceridi ecc) risultavano non differenti statisticamente. Le persone dei due gruppi avevano infatti un IMC (o BMI in inglese) che passava da 26,9 nel controllo a 26,3 nel gruppo di studio ( minore ma appunto non statisticamente significativo) oppure il colesterolo totale che era rispettivamente 6,18 e 6,20 mmol/L. I dati completi, che qui non riporto perché lunghi e molto tecnici, sono comunque scaricabili dal sito di “Circulation“, il giornale che ha appunto pubblicato lo studio.

“Quasi tutti” non significa però “tutti”! 

Infatti, leggendo i dati dello studio, si notano due importanti differenze nell’apporto giornaliero di nutrienti dei due gruppi.

1) Le calorie totali erano leggermente minori nel gruppo sperimentale rispetto al controllo (1947 vs 2088), il che potrebbe validare indirettamente altri studi che dimostrano come una riduzione calorica porta ad un allungamento della prospettiva di vita. Uno degli studi più conosciuti sulla longevità è quello relativo agli abitanti di Okinawa che sembrerebbe essere dovuta ad un meraviglioso mix di antiossidanti e di alimenti a basso indice glicemico ma anche ad una restrizione nell’apporto calorico giornaliero,  come studiato in un interessantissimo articolo del 2009 del prof. Wilcox e colleghi. Ma tantissimi altri articoli scientifici mettono in risalto la potenziale correlazione tra un basso apporto calorico e longevità.

2) Il rapporto tra omega 6 e omega 3 nel gruppo sperimentale era di 4,39 (omega 6 = 3,60 vs Omega 3 = 0,84) mentre nel gruppo di controllo era di 18,28 (omega 6 = 5,30 vs Omega 3 = 0,29). Da notare inoltre che nel gruppo sperimentale era stato sostituito il burro con una margarina speciale preparata da chi curava lo studio, con una composizione in grassi praticamente identica a quella dell’olio di oliva, ma con una certa quota di grassi trans necessari per la solidificazione del grasso.

L’unico dato che diverge significativamente sembrerebbe quindi il diverso rapporto tra Omega 6 ed Omega 3 che, secondo quanto conosciamo oggi grazie anche alla Dieta a Zona, vuol dire una diminuzione di quella infiammazione silente (o cellulare) che tanti danni sembrerebbe provocare anche a livello cardiovascolare. 

Ecco che quindi la Dieta Mediterranea comincia sempre di più a portare verso quei principi che noi chiamiamo Dieta a Zona. Noi sappiamo che la Dieta a Zona è infatti un’alimentazione ed uno stile di vita che ha come obiettivo primario la riduzione dell’infiammazione silente, dato che poi molte situazioni patologiche derivano da un aumento di questa, e il parametro migliore per valutare la presenza o meno di questa infiammazione è proprio il rapporto tra Omega 6 ed Omega 3, come si vede in questa tabella presa dal sito www.regenexx.com.

Tenere sotto controllo il rapporto Omega 6/Omega3 (o come si trova scritto da molte parti il rapporto AA/EPA) è il primo, fondamentale, passo per controllare l’infiammazione silente, ma sicuramente non l’unico. Nei prossimi articoli vedremo cosa altro dobbiamo considerare nella nostra vita per arrivare ad un controllo il più possibile ottimale di questo nostro nemico silenzioso.

Dott Lorenzo Dal Canto

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La “Zona”: ovvero come l’alimentazione passa dalle calorie agli ormoni

Dopo aver visto i principi fondamentali della alimentazione che il Dr Ancel Keys chiamò “dieta Mediterranea” e dopo aver identificato come principale, anche se non unico, centro di questa alimentazione, l’isola di Creta, vederemo oggi quali sono alcuni dei principi scientifici e dei fondamenti alimentari della Dieta a Zona.

In primo luogo, come spesso tendo a sottolineare, non mi piace parlare di dieta relativamente alla “Zona” (e nemmeno per la verità in relazione alla “Mediterranea”) perché il concetto di “dieta” è normalmente associato a restrizione e quindi a sofferenza. Nella “Zona” invece non esiste ne’ l’una, ne’ l’altra.

Quali sono i princìpi su cui si basa la “Zona”? Il primo fondamentale, come avevamo iniziato a vedere la volta scorsa, è il carattere antiinfiammatorio di questa alimentazione.

La dieta Zona è una alimentazione che controlla, attraverso un preciso equilibrio degli alimenti,  la produzione di Eicosanoidi, ovvero di ormoni che possono essere infiammatori o anti infiammatori
Equilibrando questi ormoni pro e anti-infiammatori si modula la risposta infiammatoria che il cibo può provocare. Questo è il primo e più importante punto da sapere sulla Zona: riduce l’infiammazione e moltissime problematiche ad essa collegate.

Ma non finisce certo qui.

La “dieta a Zona” è anche una alimentazione antiossidante. Grazie infatti alla grande quantità di frutta e verdura che si assume con questa alimentazione abbiamo un aumento della capacità antiossidante del nostro organismo in quanto in questi alimenti sono presenti micronutrienti altamente antiossidanti quali i carotenoidi, i flavonoidi, polifenoli ed altri.

Alimentazione quindi in primo luogo antiinfiammatoria e anche antiossidante.

Ma la “Zona” è anche una alimentazione tendenzialmente alcalinizzante. Infatti la quantità di proteine (acidificanti) è ampiamente controbilanciata da una notevole quantità di verdura e frutta che sono alimenti alcalinizzanti. Anche l’assenza di bibite gassate e zuccherate e la grande quantità di acqua consigliata può aiutare in questo effetto della “Zona”.

La “Zona” risulta essere quindi una alimentazione che permette un corretto equilibrio dei parametri antiinfiammatori,  antiossidanti e alcalinizzanti, grazie ai numerosi e diversi micronutrienti contenuti nella frutta e nella verdura (ed anche nelle spezie ed erbe aromatiche). Non entriamo qui nei dettagli dei vari funzionamenti di questi elementi (polifenoli ed altri), ma credo che ormai sia di pubblico dominio che abbiano in generale queste qualità.

I fondamenti nutrizionali della “dieta a Zona” sono veramente semplici. Si tratta di ridurre drasticamente (in alcuni casi possibilmente eliminare) i carboidrati che alzano rapidamente la glicemia (ovvero il livello di zucchero nel sangue) perché questi fanno si che il nostro organismo immetta una grande quantità di insulina nel sangue per ristabilire il più rapidamente possibile il giusto livello di glicemia. L’insulina è ovviamente un ormone fondamentale e vitale per noi, ma in questo caso, essendo troppa, crea uno squilibrio che porta, attraverso vari meccanismi, a due risultati importanti.

L’accumulo di grasso dovuto al troppo zucchero introdotto con il cibo e la sua conseguente trasformazione in “energia di riserva” e, forse ancora più importante, uno spostamento verso la produzione di ormoni (eicosanoidi) infiammatori. In questa fase è importante anche mantenere il giusto rapporto tra gli omega 3, che tendenzialmente riducono l’infiammazione, e gli omega 6 che tendono ad aumentarla.
Il primo, fondamentale passo della “dieta a Zona” è quindi quello di assumere in prevalenza carboidrati che non fanno alzare troppo rapidamente la glicemia e questi sono appunto verdura, frutta, legumi ed alcuni tipi di cereali integrali.
Il secondo passaggio riguarda la scelta delle proteine migliori. Queste sono quelle il più possibile magre e povere di Omega 6. Per trovare questo tipo di alimento basta focalizzare la nostra attenzione sul pesce, sulle carni bianche e su alcune fonti proteiche vegetali.
I lupini sono ottimi, così come per esempio i derivati proteici di alcuni legumi come lenticchie, ceci ecc. Un po’ più di attenzione riserverei all’uso indiscriminato della soia e sopratutto a quello del seitan.

Resta ancora da scegliere il terzo ingrediente del pasto: i grassi.

Tanto bistrattati nel passato, i grassi devono essere riabilitati come fonte importante non solo di energia ma anche come substrato per la produzione di ormoni, di membrane cellulari e di tante altre strutture biologiche.

L’olio extravergine d’oliva, tanto caro nella dieta mediterranea e nella dieta a Zona, riveste scientificamente un ruolo di primaria importanza, ma altrettanto importanti sono alcuni tipi di semi oleosi ( lino, canapa, chia), o alcuni tipi di frutta grassa tipo l’avocado o la frutta secca tipo Noci, mandorle, pinoli ecc. Tutte queste fonti si caratterizzano per la presenza di Grassi insaturi e polinsaturi in varie proporzioni, ma sopratutto sono grassi che non presentano i grassi saturi ( tipici di carne e formaggio) che sono responsabili di un aumento di produzione di sostanza infiammatorie.

Concludendo e sintetizzando su i fondamenti nutrizionali della Zona, possiamo dire che la Zona è un’alimentazione antinfiammatoria, che agisce su vie metaboliche che  riducono l’infiammazione; è anche un’alimentazione antiossidante, a causa del notevole apporto di molecole e sostanze antiossidanti provenienti da verdure, frutta, erbe aromatiche e spezie; ed anche tendenzialmente un’alimentazione alcalinizzante a causa del notevole apporto di cibi alcalinizzanti ed alla eliminazione di moltissimi alimenti acidificanti dalla dieta quotidiana. infine, dopo aver scelto il cibo migliore bisogna anche suddividerne l’assunzione in almeno 5 pasti giornalieri di cui 3 principali (colazione, pranzo e cena) più due spuntini (uno nel pomeriggio ed uno poco prima di dormire la sera).

Il passaggio più importante per entrare nei concetti della dieta a Zona è quello di smettere di pensare per calorie, ma iniziare a ragionare ormonalmente (ricordate gli eicosanoidi?) e soprattutto ragionare considerando le diverse molecole contenute nel cibo

Una caloria è la stessa sia che provenga da proteine o da grassi, ma l’effetto che avremo nel nostro organismo sarà completamente diverso a causa della diversa composizione molecolare delle due sostanze e a causa del diverso impatto ormonale che hanno! 

Se avete dubbi, o cercate informazioni più precise, scrivetemi e sarò ben felice di rispondervi.

Nel prossimo appuntamento vedremo di avvicinare ancora di più la dieta a Zona alla Mediterranea e successivamente  cercherò di spiegare perché la dieta a Zona può essere vista come una evoluzione migliorata della dieta mediterranea “classica”.

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La nascita della Zona

Si parla sempre di più della dieta a Zona e sempre più viene riconosciuto anche in Italia il ruolo fondamentale della dieta di Creta nella cosiddetta Dieta Mediterranea che tanto di simile ha con la “Zona”.

Abbiamo visto negli articoli precedenti una breve descrizione della dieta Mediterranea ed i molti dei punti in comune tra le due alimentazioni. Vedremo oggi e nei prossimi articoli di illustrare quali sono i pilastri della “Zona” ed oggi inizieremo col vedere qual è lo scopo della Dieta a Zona.

Molti di voi penseranno che è quello di perdere peso, visto che sono innumerevoli i blog e i siti in cui si evidenzia la capacità della Zona di far dimagrire. Altrettanti saranno coloro che, seguendo i consigli di molti sportivi, seguono la Zona per migliorare le proprie prestazioni.

Tutto sommato non avreste torto, infatti la “Zona” è ottima per entrambi questi scopi, ma nessuno di questi è il vero motivo per cui è nata la “Zona”.

Il Dott Barry Sears l’ha infatti ideata e codificata per un altro, ancor più valido motivo.

Come lui stesso racconta nei vari congressi e seminari cui partecipa, la storia comincia con una famiglia ( la Famiglia Sears, appunto) con tanti problemi cardiovascolari. Padre morto poco dopo i 50 anni e altri parenti con evidenti e seri problemi cardiaci e di ipertensione lo spinsero a studiare farmaci che potessero permettergli di superare questi probabili, futuri problemi.

Colesterolo e infiammazione

Attività del Colesterolo HDL e LDL ( da besport.org)

All’epoca il padre di tutti i problemi sembrava essere il colesterolo ( poi parzialmente riabilitato negli ultimi anni) e lui si mise a studiare questa molecola. Il punto di svolta della sua carriera e della sua vita arriva con il premio nobel del 1982 consegnato ai dottori Bergstrom, Samuelsson e Vane per le loro ricerche sulle prostaglandine e le loro sostanze biologicamente correlate. In particolare fu probabilmente colpito dal discorso del prof Samuelsson tenuto durante la cerimonia di consegna del Nobel in cui il neo premio nobel spiegava l’enorme impatto di queste sostanze (eicosanoidi) sulla nostra fisiopatologia ed in particolare puntava l’indice su una sostanza presente al primo anello della catena metabolica che portava alla produzione di eicosanoidi pro o anti infiammatori. La sostanza in questione era l’acido arachidonico ovvero un acido grasso Omega 6.

Il Dott Sears vide nello studio del dott Samuelsson una opportunità immensa per le sue ricerche sui problemi cardiovascolari. Se l’infiammazione che porta a problematiche cardiovascolari è al termine di una catena metabolica che avviene in tutti noi e che si cerca di bloccare o controllare con i farmaci, e visto che la cosa che più di tutto immettiamo nel nostro organismo è il cibo, cosa succederebbe se trovassi il modo di alimentarmi in un modo che possa ottimizzare questa catena metabolica equilibrando il rapporto tra Eicosanoidi pro e anti infiammatori?

Studiando alcuni ormoni che possono essere regolati dal cibo e che hanno un notevole impatto su questa catena, il Dott Sears trovò che regolando in un certo modo Insulina e Glucagone poteva regolare la produzione di Eicosanoidi infiammatori e anti infiammatori. Il “trucco” era proprio quello di mantenere in una certa “zona” il livello di questi ormoni in modo che potessero a cascata mantenere in un certa “zona” tutto il resto. In questo modo Barry Sears si convinse di poter combattere l’infiammazione che è alla base di moltissime patologie tra cui quelle cardiovascolari.

Adesso possiamo rispondere alla domanda iniziale: lo scopo primario della Zona è quello di migliorare il benessere fisico (ed anche psicofisico) della persona. 

Barry Sears, Dieta a Zona, Zone Diet

Copertina del libro di Barry Sears, Sette giorni con la Zona

Lo stesso Dott Barry Sears parla così della Zona nel suo libro  “Sette giorni con la Zona” (eds. Sperling Paperback): “La zona non è un luogo mistico o un brillante slogan di marketing. Ha invece un significato scientifico preciso, misurabile con semplici esami del sangue”. Insomma si tratta di qualcosa di misurabile sia con esami del sangue sia, più empiricamente, con la vostra sensazione di benessere!

La “Zona” è quindi niente altro che quello “stato fisiologico in cui gli ormoni, condizionati dall’alimentazione, si trovano entro valori che permettono di tenere sotto controllo l’infiammazione silente” (cit. Barry Sears)

Ci sentiamo meglio perché controlliamo, secondo la teoria di Sears, quegli ormoni che determinano il nostro stato di benessere.  ma allora perché è conosciuta come una dieta dimagrante?

Semplice: perché studiando l’azione di questa alimentazione si sono accorti che migliorando il benessere e riducendo l’infiammazione, si dimagriva anche!

Insomma, niente di più di un effetto collaterale che poi è stato “usato” come effetto principale. La storia della medicina è piena di effetti non cercati che sono poi stati “usati” come scopo principale o di scoperte avvenute per caso. A quest’ultima categoria appartiene per esempio la scoperta della penicillina, mentre un esempio di molecola i cui effetti collaterali sono stati usati poi come principali per la commercializzazione, è per esempio il Sildenafil  che è stato studiato per anni per trattare l’ipertensione arteriosa polmonare (con questa indicazione è in commercio con il nome commerciale di Revatio), ma quando si sono accorti di un particolare effetto collaterale, a dosaggi diversi, lo hanno sfruttato per commercializzarlo anche, e sopratutto con una diversa indicazione, con il più noto nome commerciale di Viagra.

La prima, e più importante, cosa da sapere sulla Zona è dunque che funziona bene proprio perché non è nata per dimagrire. Fa dimagrire con un processo che ha alla base un meccanismo nato per il nostro benessere. Insomma con la zona ci sentiamo più attivi, più efficienti, più svegli e ci ritroviamo anche più magri.

Nei prossimi articoli vedremo brevemente quali sono i fondamenti della zona da un punto di vista alimentare e perché, come dice il Dott Sears, la si può probabilmente definire come l’evoluzione moderna della dieta mediterranea.

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“Creta” e “Zona”. Altri punti in comune per il benessere quotidiano

Abbiamo visto negli articoli precedenti che la dieta mediterranea di Creta e la dieta a zona partono da concetti e da alimenti molto simili, ma ancora avevo lasciato in sospeso un’ultima cosa per capire ulteriori similitudini tra la dieta di Creta e quella a Zona.
Prima di parlarne però vi vorrei ricordare una cosa importante che non molti forse sanno: con il termine “dieta” non si deve intendere semplicemente l’alimentazione, ma tutto lo stile di vita quotidiano. Infatti la parola dieta deriva dal greco (anche qui i greci!) “diaita” che vuol proprio dire “modo di vivere”.
Qual è la cosa che ancora manca, dunque?
Se vi ricordate nello scorso articolo parlavo della sensazione di pace e relax che permea Creta.

yoga e meditazione

Yoga e meditazione sono facili da effettuare anche nella propria casa per pochi minuti al giorno ( foto da aspeera.it)

Queste sensazioni, questo modo di vivere, questa tranquillità sono sicuramente difficili da ritrovare nel nostro modo di vivere ed ecco che la dieta a zona consiglia alcuni accorgimenti quali meditazione e yoga per poterle ritrovare.

Controllo del respiro, Meditazione e Yoga sono tre tecniche che ci possono veramente dare una mano nel raggiungere gli obiettivi della zona, che alla fine sono gli obiettivi di un tranquillo e sano vivere quotidiano.

Sintetizzando al massimo (e quindi rischiando purtroppo di non essere precisissimi) per ragioni di spazio su un blog come questo, si può dire che la Zona ha come obiettivo la riduzione dell’infiammazione silente tramite un corretto stile di vita. Per raggiungerlo si parla di equilibrio ormonale (corretto equilibrio tra gli Eicosanoidi). L’alimentazione a Zona ci aiuta a controllare l’insulina e il glucagone, ma bisogna sforzarsi di controllarne altri quali l’ormone della crescita (GH) e il cortisolo, che ha un ruolo importantissimo nel nostro metabolismo e nella nostra risposta allo stress.

Concentriamoci dunque sul Cortisolo. Questo ormone è noto anche come “ormone dello stress”. Lo abbiamo solitamente alto in condizioni di stress, ma non lo determina lui, anzi lo combatte. Il cortisolo ha infatti come compito principale, ma non unico ovviamente, quello di aiutarci ad affrontare le risposte infiammatorie suscitate nel corpo dallo stress acuto o cronico. Nessun problema se la situazione di stress è passeggera,  il cortisolo arriva, lavora e se ne va.

Ma cosa succede se il cortisolo si mantiene elevato per periodi molto lunghi ( ovvero prolungati periodi di stress)? Abbiamo molte reazioni quali ad esempio l’aumento dei tassi ematici dell’insulina, il peggioramento dell’efficienza mentale, la tendenza ad ingrassare, la minor resistenza alle infezioni, la diminuzione della massa muscolare e varie altre.

La dieta a zona può aiutare a ridurre i livelli di cortisolo, ma molto difficilmente si può arrivare con la sola alimentazione a ridurre lo stress pari a livelli pari o simili a quelli che si ritrovavano a Creta durante il “seven countries study“, lo studio che ha dato origine e nome alla dieta mediterranea. Per fare questo nel mondo occidentale moderno sono necessari “accorgimenti” che arrivano da un mondo a noi lontano come quello orientale, come appunto meditazione e yoga.

Queste non sono delle cose strane ed esotiche per curiosi o stregoni, ma entrambe hanno dimostrato scientificamente di poter essere utilissime nel controllare l’assetto ormonale che crea o mantiene elevato il nostro livello di stress, dunque sfruttiamole!

Già nel 1972 il dr Wallace (The physiology of meditation.  Wallace, Robert K.; Benson, Herbert; Scientific American, Vol 226(2), Feb 1972, 84-90) pubblicò uno studio sulla meditazione trascendentale (MT) che ebbe un grandissimo impatto in quanto metteva in evidenza la relazione tra Meditazione e molti fattori metabolici quali ad esempio la riduzione del cortisolo plastico, diminuzione della pressione arteriosa, rallentamento del processo di invecchiamento,  miglioramento delle capacità attentive e di concentrazione, miglioramento delle capacità immunitarie, e tanti altri.

la riduzione del cortisolo è superiore dopo meditazione rispetto al riposo e anche più duratura dopo la fine del trattamento

Riduzione del cortisolo dopo meditazione (MT) e dopo semplice riposo. ( da http://www.studioduranti.it )

Ricoveri ospedalieri di persone che fanno meditazione (rosso) o non fanno meditazione (blu) (da http://www.alkalizeforhealth.net)

Ricoveri ospedalieri di persone che fanno meditazione (rosso) o non fanno meditazione (blu) (da http://www.alkalizeforhealth.net)

Meditazione ed Ipertensione

Riduzione della pressione minima e massima dopo meditazione o altri trattamenti ( da Am. J. Health Promotion)

La meditazione, e conseguentemente il controllo dello stress, ha quindi un grande impatto generale sia sull’efficienza dell’organismo sia su alcuni effetti particolari. Il miglioramento dell’età biologica è stato valutato tramite alcuni parametri quali ad esempio il livello di DHEA-S (ormone steroideo solitamente associato all’attività fisica e sessuale). I risultati sono stati valutati dagli autori dello studio con una riduzione dell’età biologica di circa 10 anni nei soggetti “meditanti”.

Riduzione dell'età biologica in soggetti meditanti (da Wallace et al.; IJN 16 (1982): 53-58)

Riduzione dell’età biologica in soggetti meditanti (da Wallace et al.; IJN 16 (1982): 53-58)

Altri aspetti sono altrettanto importanti. Senza entrare nei dettagli dello studio, la migliorata qualità del sonno, la migliorata capacità immunitaria, la riduzione della pressione arteriosa e tanti altri parametri sono stati dimostrati migliorabili riducendo lo stress con la meditazione, cui possiamo oggi aggiungere anche uno stile di vita adeguato. A Creta erano in molti a godere di questo stile di vita.

Non tutti, purtroppo, possiamo vivere in un tranquillo paesino di Creta, ma possiamo, anzi dobbiamo, controllare la nostra alimentazione e il nostro stress. La meditazione è il modo migliore che abbiamo a nostra disposizione. Dieci minuti la mattina e 10 la sera sono un tempo che possiamo permetterci di dedicare a migliorare il nostro benessere. Il resto lo facciamo a tavola! Per il benessere e per la salute, nostra e dei nostri cari.

Nel prossimo articolo vedremo i pilastri fondamentali della dieta a zona.

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